Sanità e qualità della vita

LA SANITÀ LOCALE E LE POLITICHE SANITARIE

La già nota e amara condizione locale della sanità è purtroppo legata ad una condizione generale che spesso supera e rende inerme la politica.

Partiamo da alcuni principi di base:
i) i diritti sanitari non devono esser intesi come concessioni;
ii) i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) sono delle prestazioni e dei servizi sanitari che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce per legge a tutti i cittadini italiani, gratuitamente o tramite ticket, su tutto il territorio nazionale;
iii) il Sindaco è la massima autorità sanitaria locale, non può curare, ma può e deve pretendere che la Regione curi;
iv) L’ospedale non è solo un edificio, è la sicurezza di tutto il territorio.

Per meglio comprendere la proposta che avanziamo è necessario partire dall’esame dello stato attuale della sanità locale. Ad oggi, nel nostro territorio, garantiti dal presidio ospedaliero del Paolo Dettori, seppur notoriamente carenti d’organico, sono presenti:
1) Reparto di Medicina;
2) Servizio di Chirurgia;
3) Servizio di Anestesiologia;
4) Servizio di Ortopedia;
5) Servizio di Radiologia;
6) Servizio di Pediatria;
7) Servizio di Cardiologia;
8) Laboratorio analisi;
9) Servizio di Fisiatria;
10) Servizio di Dialisi;
11) Servizio di Ginecologia;
12) Servizio di Otorino;
13) PRONTO SOCCORSO.

A ciò si aggiunge, sebbene strutturalmente inadeguato, il servizio di SANITÀ TERRITORIALE e di Emergenza (118) con medici di medicina generale ed il servizio di guardia medica notturna e festiva.
La medicina di territorio deve essere vicina alle persone, perché la salute si difende vicino a casa.

Il nostro gruppo intende migliorare l’esistente e proiettarlo verso un futuro nuovo e diverso che tenga davvero conto dei bisogni della popolazione. La visione programmatica che abbiamo finora proposto è rivolta a dare a Tempio Pausania una nuova vita ed una veste di città accogliente e recettiva; ciò non può prescindere dalla presenza di un servizio sanitario adeguato ed efficiente atto a garantire la sicurezza dei cittadini con particolare attenzione alla popolazione anziana e fragile.

Come singola Comunità possiamo impostare interventi tampone per la situazione emergenziale attuale e allo stesso tempo programmare una soluzione a lungo termine.

Fermo restando che il Comune non gestisce la ASL ma tutela e deve tutelare i cittadini si potrà operare con interventi tampone:
1. Un monitoraggio pubblico periodico dei tempi di attesa per visite, esami e interventi.
2. L’attivazione di uno sportello di tutela della salute, sia a Tempio che nelle frazioni: un ufficio dedicato che aiuti il cittadino a fare reclamo/ricorso quando i tempi di prenotazione sforano, in modo da ottenere ristoro dalla Regione per la prestazione che l’utente è costretto a ottenere con visita privata.
3. Un monitoraggio periodico del sindaco, quale massima autorità sanitaria del territorio, sui dati della ASL.
4. Potenziamento dell’Assistenza domiciliare integrata ASL (ADI) e dei Servizi di Assistenza Domiciliare comunali (SAD) per un coordinamento reale tra Comune, ASL e terzo settore in maniera che nessuna famiglia resti sola.
5. Intervento sulla Salute mentale e sulle dipendenze col rafforzamento del CSM e dei servizi per gli anziani e per i giovani, perché il disagio non aspetta.
6. L’attivazione di screening itineranti: il Comune porterà mammografie, prevenzione cardiovascolare e dermatologica nelle frazioni con camper ASL.
7. L’istituzione di Case di Comunità vere e funzionanti con specialisti, diagnostica e infermieri 12h, non scatole vuote.
8. Il potenziamento della Guardia Medica e del servizio 118 che dovrà costituire un presidio H24 garantito e difeso, pretendendo mezzi e personale adeguato alla Gallura interna.
9. Istituzione di una Consulta della Salute, un tavolo permanente tra Comune, medici, infermieri, OSS, volontariato e associazioni dei pazienti, in modo che il Sindaco (o suo delegato) sia presente a ogni vertice su presente e futuro del Dettori, perché le decisioni si prendono con chi lavora.

Detto delle soluzioni emergenziali, di fronte a un quadro di assoluta difficoltà, che è impossibile ignorare, occorre tuttavia pianificare da subito delle Soluzioni Attuabili in Prospettiva.
Dobbiamo stoppare il depotenziamento silenzioso. Come amministrazione saremo al tavolo di ogni decisione insieme agli amministratori delle altre realtà comunali galluresi.

La Sardegna ha un numero di medici per abitante congruo ma distribuito in modo disomogeneo; è altresì vero che sono assolutamente necessari interventi programmatici e motivazionali a livello regionale con ricaduta sulle singole realtà territoriali. Dobbiamo attrarre professionisti e stimolare l’attrattività lavorativa sanitaria (foresterie o sgravi economici o benefit per professionisti sanitari) in combinazione con Asl. Chi cura deve poter vivere qui.

In un’ottica di rafforzamento della sanità territoriale e di integrazione tra i diversi livelli assistenziali, dovrà essere data particolare rilevanza, quale struttura organizzativa preposta al coordinamento dei servizi sul territorio, al Distretto sanitario, all’interno del quale i poliambulatori garantiranno l’erogazione di prestazioni specialistiche, diagnostiche ed assistenziali. Il loro potenziamento consentirà quindi una più efficace presa in carico dei pazienti, in particolare cronici, anziani e fragili, contribuendo, al contempo, a ridurre il ricorso improprio al pronto soccorso.

La proposta per il futuro si declina non semplicemente nel mantenimento e consolidamento dei servizi attualmente attivi nel Presidio Sanitario del Paolo Dettori ma nella costituzione di nuove strutture che, come costole di eccellenza, dovranno affiancare la sanità di base.

Anche mediante convenzioni, saranno attivati:
1. Una struttura recettiva per la riabilitazione motoria (sportiva e non). 

2. Un servizio per la cura di malattie di natura cronica, con particolare attenzione all’assistenza degli anziani e fragili.
3. Un servizio di riabilitazione neurologica e cardiologica post ictus e malattie cardio-polmonari.

A tal fine già nell’immediatezza:
1. Incentiveremo la creazione di strutture riabilitative a sostegno dei nuovi servizi introdotti, verificando la disponibilità di enti pubblici o privati, già specializzati e strutturati, a stipulare convenzioni.
2. Istituiremo un Centro Diurno per Anziani e/o Comunità Integrate.
3. Lavoreremo per ottenere un “Timbro INAIL”: l’accreditamento delle nostre strutture riabilitative da parte dell’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro per la presa in carico dei pazienti post infortunio. 


La carenza di questa tipologia di servizi nella nostra Regione darà slancio a questa nuova mission delle nostre strutture sanitarie, attivando il turismo “sanitario” e l’interesse di investitori il cui intervento agevolerà la crescita del sistema sanitario, sempre nell’ottica di una salute pubblica e universale.

Questo piano operativo consentirà da un lato, di mantenere pienamente funzionanti gli odierni servizi e dall’altro, sempre nell’ottica di una nuova dimensione ricettiva della città, di creare un polo di eccellenza e alta specializzazione.

Quadro generale della sanità, l’ospedale e il pronto soccorso

La sanità è un tema molto delicato, ma è anche uno di quei punti da cui passa la dignità del territorio e la sicurezza quotidiana delle persone.

Quando parliamo di sanità, da dove bisogna partire davvero?Bisogna partire da un principio molto chiaro: i livelli essenziali di assistenza non sono una concessione, ma un diritto. Devono essere garantiti ai cittadini in modo uniforme e adeguato ai bisogni reali della popolazione. Per questo, quando parliamo di sanità a Tempio, dobbiamo partire dalla difesa di ciò che esiste e dalla necessità di rafforzarlo, non di ridurlo.

Qual è oggi il punto più urgente?
Oggi il punto più urgente è difendere e consolidare il presidio del Paolo Dettori e, in particolare, il pronto soccorso. Il quadro attuale è segnato da carenze d’organico, difficoltà organizzative e da un equilibrio molto fragile. Il primo obiettivo deve essere evitare qualsiasi ridimensionamento reale dei servizi essenziali, perché perdere anche solo una parte di questa struttura significherebbe indebolire l’intero territorio.

Qual è la lettura corretta della situazione?
La situazione va affrontata con serietà e senza semplificazioni. Il problema non riguarda solo un singolo reparto, un turno scoperto o una singola carenza di servizio, ma la tenuta complessiva del sistema. Ospedale, pronto soccorso, specialistica e medicina territoriale devono reggere insieme. Se il territorio non riesce a prendere in carico bene cronicità, fragilità e bisogni assistenziali continui, tutto si riversa sul pronto soccorso, mettendolo ulteriormente sotto pressione.

Che cosa deve fare il Comune in una situazione come questa?
Il Comune non può sostituirsi alla Regione o alla ASL nella gestione sanitaria, ma non può neppure restare fermo. Il Sindaco è autorità sanitaria locale e deve pretendere risposte, vigilare, fare pressione istituzionale e presidiare ogni tavolo decisivo. Per questo riteniamo fondamentale che il Comune sia presente in ogni passaggio che riguarda il presente e il futuro del Dettori, contrastando ogni depotenziamento che possa avvenire in modo diretto o silenzioso.

Perché è così importante il rapporto tra ospedale e territorio?Perché la sanità non si difende a compartimenti separati. Il pronto soccorso non può farsi carico da solo di tutto. Per evitare centralizzazione, sovraccarico e disagi per i pazienti, è necessario potenziare la medicina territoriale e farla lavorare davvero in sinergia con l’ospedale. Solo così il sistema può funzionare meglio e rispondere in modo più appropriato ai bisogni della popolazione.

Qual è la vostra linea su questo tema?
La nostra linea è quella di mantenere e possibilmente potenziare ciò che oggi esiste e funziona. Allo stesso tempo vogliamo costruire soluzioni concretamente percorribili per consolidarlo, migliorarlo e farlo crescere. Questo significa affrontare l’emergenza, ma anche programmare in prospettiva, tenendo insieme servizi ospedalieri, medicina territoriale e bisogni reali del territorio.

Che visione avete per il futuro della struttura di Tempio?
Oltre alla difesa dei servizi di base, riteniamo che si debba iniziare a ragionare anche su una missione sanitaria più ampia per la struttura di Tempio, in particolare sul fronte della presa in carico della cronicità e della riabilitazione. L’obiettivo è rafforzare il ruolo dell’ospedale non solo come presidio da difendere, ma anche come struttura capace di crescere e dare risposte più complete.

Che messaggio volete dare ai cittadini?
Vogliamo dire con chiarezza che la sanità non può essere trattata come un tema marginale. Difendere l’ospedale, il pronto soccorso e i servizi fondamentali significa difendere il diritto alla salute, la dignità del territorio e la serenità delle persone. Tempio non può permettersi di perdere altri presìdi fondamentali, e proprio per questo serve una linea seria, tecnica e determinata.

Difendere il Paolo Dettori, il pronto soccorso e i servizi fondamentali significa difendere il diritto alla salute, la dignità del territorio e la sicurezza quotidiana delle persone.

Fragilità, anziani, benessere mentale e rete di supporto

Prendersi cura delle persone più fragili è uno dei modi più veri con cui si misura la qualità di una comunità.
Per noi parlare di sanità e qualità della vita significa anche questo: non limitarsi ai servizi sanitari in senso stretto, ma guardare con più attenzione a tutto ciò che incide sulla vita quotidiana di chi è più esposto alla solitudine, al disagio e alla fragilità.

Nel suo video, Battistina Pittui porta il punto di vista di chi ogni giorno si prende cura delle persone con responsabilità, ascolto e competenza. E mette al centro una domanda semplice ma fondamentale: che tipo di città vogliamo essere per chi oggi si sente più solo, più fragile o più invisibile?

Perché avete voluto dare attenzione a questo tema?
Perché una comunità si misura anche da come tratta le persone più fragili: anziani soli, persone in difficoltà, situazioni di disagio, fragilità che spesso restano silenziose. Tutto questo non può essere lasciato ai margini. Per noi prendersi cura significa costruire una città che non lasci sole le persone e che sappia attivare una rete vera di supporto.

Che cosa intendete quando parlate di fragilità?
Parliamo di fragilità in senso ampio. Parliamo degli anziani soli, delle persone che hanno difficoltà ad accedere ai servizi essenziali, di chi vive una condizione di solitudine, di chi attraversa un momento di fatica mentale o emotiva, di chi ha bisogno di un sostegno concreto ma spesso non sa nemmeno a chi rivolgersi.

Qual è il problema più grande oggi?
Uno dei problemi più grandi oggi è proprio la solitudine. Ci sono persone che vivono ogni giorno una condizione di isolamento, che non hanno una rete vicina e che faticano a orientarsi tra servizi, aiuti e opportunità di sostegno. E quando manca una rete, anche le difficoltà più piccole rischiano di diventare pesanti.

Che cosa proponete concretamente?
Proponiamo di costruire una rete di supporto più forte tra Comune, volontariato, medici di famiglia, associazioni e cittadinanza. Nel nostro piano operativo c’è, ad esempio, l’idea del Registro del vicinato, un sistema che aiuti a mettere in connessione chi ha bisogno con chi può dare una mano, in modo serio, coordinato e continuativo.

Che ruolo può avere il volontariato in questo percorso?
Un ruolo fondamentale. Il volontariato è una risorsa enorme, ma spesso non viene valorizzato e coordinato abbastanza. Per noi il Comune deve diventare il punto di collegamento tra chi vuole dare una mano e chi ha bisogno di sostegno. Una rete di comunità funziona quando non lascia tutto al caso, ma crea relazioni stabili e strumenti concreti.

Parlate anche di salute mentale, ma in che senso?
Ne parliamo nel senso più umano e più reale del termine: benessere mentale, ascolto, sostegno, prevenzione del disagio. Non si può pensare alla fragilità solo come bisogno materiale.
Ci sono persone che soffrono di smarrimento, fatica di vivere, mancanza di riferimenti, e hanno bisogno di una comunità che sappia accorgersene prima che il disagio diventi più grave.

Che cosa significa costruire una comunità che si prende cura?
Per noi non significa limitarsi all’assistenza, ma creare una città più attenta e più capace di accompagnare le persone nella vita quotidiana. Significa aiutare gli anziani, sostenere chi vive situazioni di difficoltà e costruire un ambiente umano in cui nessuno si senta invisibile.

In che modo questo tema si collega alla qualità della vita?
Si collega in modo diretto. La qualità della vita non dipende solo dalle opere o dai servizi visibili, ma anche dalla capacità di una città di far sentire le persone meno sole, più ascoltate e più tutelate. Una città che si prende cura delle fragilità è una città più giusta, più umana e più forte.

Qual è il messaggio finale?
Costruire una comunità più vicina, più attenta e più capace di sostenere tutti. Perché prendersi cura delle persone significa prendersi cura davvero della città.

La sanità del futuro: una nuova missione per Tempio

Con Roberta Pruneddu affrontiamo un tema centrale per il futuro di Tempio: la necessità di immaginare una sanità più vicina, più forte e più capace di rispondere ai bisogni del territorio.
Accanto alla difesa dei servizi esistenti, serve una visione più ampia. Tempio deve lavorare per rafforzare la propria capacità di cura, costruire alleanze con gli altri Comuni della Gallura e diventare un territorio più attrattivo per professionisti, servizi e nuove opportunità sanitarie.

La salute non riguarda soltanto l’emergenza. Riguarda le famiglie, gli anziani, le persone fragili, i pazienti cronici, chi ha bisogno di riabilitazione e chi ogni giorno deve poter trovare risposte più vicine.
Nel nostro piano operativo immaginiamo una nuova missione per Tempio: mantenere ciò che esiste, rafforzarlo dove possibile e costruire, nel medio-lungo periodo, servizi più qualificati e più aderenti ai bisogni reali della comunità.

Qual è l’idea di sanità del futuro per Tempio?
L’idea è che Tempio non debba limitarsi a difendere ciò che esiste, ma debba anche guardare avanti.
Serve una visione capace di rafforzare i servizi presenti, migliorare la capacità di risposta del territorio e costruire nuove opportunità di cura, soprattutto per anziani, persone fragili, pazienti cronici e famiglie.
La sanità del futuro deve essere più vicina ai cittadini e più integrata con i bisogni reali della comunità.

Perché parlate di una nuova missione per Tempio?
Perché Tempio può avere un ruolo più forte nel campo della cura, dell’assistenza e della riabilitazione.
La nuova missione significa immaginare la città non solo come luogo che difende i propri servizi, ma come territorio capace di sviluppare nuove funzioni, nuove collaborazioni e nuove risposte.

È una prospettiva che richiede programmazione, alleanze istituzionali e capacità di guardare oltre l’emergenza quotidiana.

Perché è importante lavorare insieme agli altri territori?
Perché i problemi della sanità non riguardano solo Tempio, ma un’area più ampia.
Fare rete con gli altri Comuni della Gallura significa avere più forza, più peso istituzionale e più capacità di incidere nei confronti dei livelli decisionali superiori.
Da soli si rischia di restare deboli. Insieme si può costruire una posizione più autorevole a difesa dei bisogni sanitari del territorio.

Come si possono attrarre professionisti sanitari?
Un territorio diventa attrattivo se offre condizioni di vita e di lavoro adeguate. Per questo si possono immaginare strumenti concreti, da costruire insieme agli enti competenti, come foresterie, agevolazioni, benefit e servizi per le famiglie di chi sceglie di trasferirsi e lavorare qui.

Il principio è semplice: chi cura deve poter vivere bene nel territorio in cui lavora.

Quali nuovi servizi si potrebbero sviluppare?
Nel piano operativo si ragiona sulla possibilità di sviluppare servizi legati alla riabilitazione motoria, alla cura delle malattie croniche e ai percorsi di riabilitazione neurologica e cardiologica.
Sono ambiti che possono essere particolarmente utili per anziani, persone fragili, pazienti post-ictus, persone con malattie cardio-polmonari e cittadini che hanno bisogno di percorsi di recupero qualificati. L’obiettivo è rafforzare il territorio con servizi più specializzati e più vicini alle persone.

Che cosa si può fare già nell’immediato?
Nell’immediato si può iniziare a lavorare sulla verifica delle possibilità concrete: disponibilità di enti pubblici o privati specializzati, possibili convenzioni, spazi, risorse, percorsi amministrativi e sostenibilità del progetto.
Si può inoltre ragionare su centri diurni, comunità integrate e servizi di supporto per anziani e persone fragili.
Il primo passo è trasformare l’idea in un percorso fattibile, con interlocutori, strumenti e risorse chiare.

Che ruolo hanno anziani e persone fragili in questa proposta?
Hanno un ruolo centrale. Una sanità più vicina deve pensare prima di tutto a chi ha più bisogno: anziani, persone sole, pazienti cronici, cittadini fragili e famiglie che spesso si trovano a gestire situazioni complesse. Rafforzare i servizi territoriali significa anche evitare che le persone debbano spostarsi continuamente o sentirsi sole davanti ai bisogni di cura.

Cosa significa turismo sanitario?
Significa immaginare che alcuni servizi sanitari e riabilitativi qualificati possano diventare anche un’opportunità di crescita per il territorio, senza mai perdere di vista il principio della salute pubblica e universale.
Se costruiti bene, servizi specializzati possono attrarre professionalità, generare nuove collaborazioni e rendere Tempio più forte anche dal punto di vista sociale ed economico.

L’obiettivo non è sostituire la sanità pubblica, ma rafforzare il territorio con nuove funzioni e nuove possibilità.

Per noi la sanità del futuro si costruisce con visione, rete e coraggio.

Contatti

Scrivici per domande e segnalazioni

Email

UniAmo Tempio © 2026. All rights reserved.

Segui gli aggiornamenti anche sui nostri social

Fb

ig

Social