Partecipazione e visione amministrativa
Istituzione e regolamentazione dei comitati di quartiere
Per UniAmo Tempio la partecipazione non può restare una parola astratta. L’idea dei Comitati di Quartiere nasce dalla volontà di creare un rapporto più diretto, continuo e concreto tra amministrazione e comunità, nei quartieri, nelle frazioni, nella zona industriale e nell’agro.
Per noi amministrare meglio significa anche costruire una rete capillare di comunicazione, ascolto e coordinamento tra le esigenze reali dei cittadini e le possibili risposte del Comune.
Perché volete istituire i Comitati di Quartiere?
Perché Tempio è fatta di realtà diverse, con bisogni diversi. Una buona amministrazione deve conoscere meglio la città reale e ascoltarla in modo più diretto, costante e capillare. I Comitati di Quartiere servono proprio a questo: portare più attenzione alle singole esigenze e rendere il rapporto tra cittadini e amministrazione più concreto e più utile.
Che cosa saranno concretamente i Comitati di Quartiere?
Saranno organismi composti su base volontaria, con una funzione consultiva e propositiva. Non si sostituiranno all’amministrazione comunale, ma ne costituiranno una estensione operativa efficace, capace di far emergere criticità, bisogni e proposte in modo più ordinato e continuo.
Qual è il primo passaggio operativo?
Il primo passaggio sarà la pubblicazione del regolamento dei Comitati di Quartiere, che nel programma definitivo è previsto tra le attività da svolgere nei primi 100 giorni di amministrazione. Sarà il regolamento a definire modalità di elezione, funzionamento, composizione ed estensione delle aree interessate.
Dove verranno istituiti?
È prevista una rete articolata di 15 Comitati di Quartiere, così distribuiti:
- 10 comitati nei diversi rioni della città
- 1 comitato per la Zona Industriale Alta Gallura
- 1 comitato per Case Sparse e Zona Agricola
- 3 comitati per le frazioni di Nuchis, Bassacutena e San Pasquale
L’obiettivo è coprire in modo capillare l’intero territorio comunale.
Come saranno organizzati nel dettaglio?
La struttura prevista individua i singoli comitati per aree precise della città, dai rioni di San Giuseppe, San Sebastiano-Balbacana, Funicedda-Rinascita-Poi Est, Sedda-Poi Sud, Mantelli, Custaglia-Murino Alta-Rinaggiu, Sant’Antonio-Murino Bassa, fino alle due aree del Centro Storico, a Spinsateddu, alla Zona Industriale Alta Gallura, alle Case Sparse-Zona Agricola e alle tre frazioni.
Per la composizione puntuale e l’indicazione delle vie interessate si rimanda al regolamento, che dovrà definire nel dettaglio ambiti e modalità di funzionamento.
Che cosa cambierebbe per i cittadini?
Cambierebbe il rapporto con il Comune. I cittadini potrebbero sentirsi più ascoltati, più coinvolti e più vicini alle decisioni che riguardano la vita quotidiana del loro quartiere, della loro frazione o della loro zona. Questo vuol dire più partecipazione, ma anche più possibilità di far emergere problemi reali e priorità concrete.
Che ruolo avranno le frazioni e le aree meno centrali?
Un ruolo pieno. Il programma definitivo prevede esplicitamente comitati dedicati alle frazioni, alla Zona Industriale Alta Gallura e alle Case Sparse-Zona Agricola, proprio per evitare che la partecipazione resti concentrata solo nel centro urbano. Per noi il territorio comunale va ascoltato tutto, non solo in parte.
Qual è il principio che guida questa proposta?
La partecipazione deve essere un metodo di lavoro concreto e costante. I Comitati di Quartiere, per come li immaginiamo, servono a rendere l’amministrazione più vicina alla città reale e più capace di rispondere ai bisogni quotidiani in modo serio e organizzato.
Macchina amministrativa, programmazione e
Ufficio Risorse Strategiche
Un Comune serio non può limitarsi a gestire l’ordinario. Deve saper programmare, cercare risorse, intercettare bandi e mettere i progetti nelle condizioni di diventare realtà. Per questo UniAmo Tempio propone l’istituzione di un Settore Risorse Strategiche, Finanziarie e Strumentali, cioè una struttura dedicata a rafforzare la capacità del Comune di trasformare le proposte in risultati concreti.
Perché serve un Ufficio Risorse Strategiche?
Perché oggi il bilancio comunale da solo non basta più. La realizzabilità di ogni proposta deve essere subordinata alla copertura finanziaria che sarà possibile ottenere. Per questo servono capacità di programmazione, ricerca di fondi extra-comunali e una struttura in grado di lavorare con continuità su bandi regionali, ministeriali ed europei.
Sarebbe solo un ufficio in più?
No. L’idea non è aggiungere burocrazia, ma creare una vera cabina di regia per i fondi strategici, capace di dare metodo, continuità e concretezza alla programmazione. Non un ufficio formale, ma un settore che diventi il motore della capacità amministrativa del Comune.
Che cosa dovrebbe fare concretamente?
Dovrebbe:
- intercettare risorse extra-comunali
- lavorare su bandi europei, regionali e ministeriali
- valutare la solidità delle coperture finanziarie
- supportare la costruzione dei progetti
- aiutare il Comune a trasformare idee e priorità in interventi reali
Il programma parla anche in modo esplicito di un vero “Team di Cacciatori di Fondi”, cioè un ufficio tecnico dedicato esclusivamente a cercare risorse che possano tornare a Tempio sotto forma di opere pubbliche e servizi.
Perché nel programma parlate di superare la logica della “piccola spesa”?
Perché una città non cresce rincorrendo solo interventi minimi o aspettando passivamente i finanziamenti. Il programma parla di superamento dell’attitudine alla piccola spesa proprio per dire che il Comune deve diventare più capace di cercare risorse dove ci sono, e non limitarsi ad amministrare con il minimo indispensabile.
Che cosa cambierebbe per la città?
Cambierebbe la capacità del Comune di passare dalle intenzioni ai risultati. Scuole, strade, servizi, spazi urbani e interventi pubblici diventano più credibili se esiste una struttura tecnica capace di lavorare con serietà, coperture chiare e continuità.
Senza risorse e senza metodo, anche le idee migliori restano sulla carta.
Qual è il principio che guida questa proposta?
Il principio è che amministrare significa saper trovare le risorse per realizzare i bisogni e i progetti dei cittadini. Per questo il programma definisce il Settore Risorse Strategiche come il motore della realizzabilità della spesa pubblica e il passaggio concreto dalle promesse elettorali alla realizzazione strategica.
Che rapporto c’è tra questo ufficio e la macchina amministrativa?
Un rapporto diretto. Per intercettare e usare bene le risorse, la macchina amministrativa deve essere rivista, aggiornata, riorganizzata e, dove possibile, anche implementata. Questo settore non deve stare ai margini: deve diventare un volano di tutta l’azione amministrativa.
Qual è il metodo che sta dietro questa proposta?
Il metodo è fatto di più programmazione, più dialogo, più ascolto e più capacità di lavorare in modo ordinato tra sindaco, amministrazione, uffici e cittadini. Ma soprattutto è un metodo che mette al centro una cosa fondamentale: ogni proposta deve poggiare su basi reali, sostenibili e verificabili.
Qual è l’obiettivo finale?
L’obiettivo è dare al Comune una struttura più forte, più moderna e più capace di costruire risultati concreti. Non un’amministrazione che si limita a gestire, ma un’amministrazione che sa programmare, cercare risorse e portare avanti interventi veri.
Bilancio, programmazione e buona amministrazione
Il bilancio comunale non è un esercizio tecnico riservato a pochi, ma una condizione fondamentale per il buon funzionamento della macchina amministrativa. Da lì passano la capacità di programmare gli interventi, dare priorità reali, cercare risorse, valutare la sostenibilità delle scelte e costruire una visione credibile per il futuro della città.
Per noi amministrare bene significa questo: meno improvvisazione, meno spesa di facciata, più trasparenza, più metodo e più attenzione ai bisogni concreti della comunità.
Perché il bilancio è un tema così importante per un’amministrazione?
Perché il bilancio non è solo un documento contabile, ma la base concreta su cui si regge tutta l’azione amministrativa. Se i conti non sono governati bene, diventa più difficile dare risposte serie ai cittadini, programmare gli interventi e mantenere gli impegni presi. Amministrare bene significa anche rispettare le risorse pubbliche e usarle in modo coerente con i bisogni reali della città.
Che cosa significa, per voi, governare bene la spesa comunale?Significa partire da un principio chiaro: meno sprechi e più equità nella spesa. Ridurre gli sprechi vuol dire liberare risorse da destinare a servizi utili, manutenzioni, interventi concreti e investimenti che abbiano un impatto reale sulla qualità della vita dei cittadini. Spendere meglio significa governare meglio: meno opere senza visione, meno interventi di facciata, più programmazione e più servizi reali.
Che cosa significa concretamente trasparenza nella spesa?
La trasparenza nella spesa significa dire con chiarezza che cosa il Comune può fare, con quali risorse, con quali priorità e con quali risultati attesi. Per noi non deve essere un adempimento formale, ma un dovere politico e morale. Un’amministrazione seria rende comprensibili ai cittadini i vincoli, le possibilità e le scelte che compie, e non promette ciò che non può mantenere.
Perché parlate anche di bilancio partecipato?
Perché la partecipazione deve entrare anche nel cuore delle decisioni amministrative. Introdurre una logica di bilancio partecipato, almeno per una quota delle risorse destinate agli interventi di interesse collettivo, significa coinvolgere i cittadini nelle priorità di spesa, costruire più fiducia, più consapevolezza e più responsabilità condivisa. Significa anche rendere più leggibili i limiti e le possibilità reali del Comune.
In che modo bilancio e sviluppo locale sono collegati?
Sono collegati in modo diretto. Lo sviluppo locale ha bisogno di un’amministrazione capace non solo di programmare, ma anche di attrarre nuove risorse, intercettare bandi, cercare finanziamenti e creare condizioni favorevoli per le attività economiche e produttive. Per noi questo vuol dire meno immobilismo, meno rassegnazione, più progettazione, più ascolto delle categorie produttive e più capacità di costruire opportunità concrete per il territorio.
Che cosa intendete quando dite “basta piccola spesa”?
Intendiamo che Tempio non può più accontentarsi della sola gestione ordinaria. Serve un’amministrazione capace di progettare in grande con serietà, senza improvvisazione ma anche senza rassegnazione. Ogni opportunità utile per migliorare scuole, strade, impianti sportivi, verde pubblico, servizi sociali e spazi urbani dovrà essere cercata e perseguita con metodo, visione e capacità amministrativa.
Qual è il criterio che vi guiderà nelle scelte?
Ogni proposta dovrà avere una copertura finanziaria reale. Per noi un’amministrazione seria non promette ciò che non può mantenere. Questo significa valutare ogni punto del programma anche per la sua sostenibilità economica, per i tempi di attuazione e per la possibilità concreta di realizzarlo. L’ambizione è necessaria, ma deve poggiare su fondamenta solide.
Nel programma aggiornato parlate anche di equità fiscale e TARI. Perché?
Perché uno degli obiettivi più sentiti dalla cittadinanza è rendere più equo e più sostenibile il peso dei tributi comunali, a partire dalla TARI. Per noi la riduzione della TARI deve poggiare su una migliore organizzazione del servizio rifiuti, sulla riduzione degli sprechi, su una gestione più efficiente della spesa e su una verifica seria dei criteri applicati.
Qual è la vostra linea concreta sulla TARI?
La nostra linea è chiara: più equità fiscale, meno peso dove possibile e maggiore tutela per le categorie fragili. Vogliamo confermare e facilitare l’accesso alle agevolazioni nazionali già previste, introdurre riduzioni comunali selettive per le categorie più fragili, riconoscere una misura specifica per i nuclei con figli studenti fuori sede e avviare una revisione del regolamento TARI a tutela delle attività economiche più esposte.
Che cosa proponete per le famiglie con figli studenti fuori sede?Proponiamo una riduzione specifica della TARI sull’abitazione di residenza, perché queste famiglie sostengono spesso una doppia pressione economica: da un lato i costi dell’affitto e della vita universitaria in un altro Comune, dall’altro il peso pieno della tariffa sull’immobile di origine, spesso non utilizzato con la stessa intensità. Una soluzione praticabile potrebbe essere l’esclusione dello studente fuori sede dal numero dei componenti del nucleo ai fini TARI, oppure riduzioni dedicate quando si dimostri il pagamento della tariffa nel Comune in cui si vive per studio.
E per gli operatori economici?
Vogliamo aprire una revisione seria della tariffa, distinguendo meglio le situazioni di maggiore fragilità, di minore produzione effettiva di rifiuti e di forte stagionalità. Il punto è evitare che la TARI diventi un ostacolo alla tenuta del commercio, dell’artigianato e delle piccole attività locali. Una città che vuole difendere il lavoro deve anche saper correggere gli squilibri fiscali che colpiscono chi produce reddito, occupazione e servizi di prossimità.
Avete previsto attenzione anche per le imprese che producono rifiuti speciali?
Sì. Nel programma si riconosce chiaramente che queste imprese sostengono già molti obblighi gestionali e costi aggiuntivi. Per questo riteniamo giusto aprire una riflessione seria su riduzioni TARI coerenti con l’effettiva quantità di rifiuti conferiti al sistema urbano, evitando squilibri che oggi penalizzano attività che producono meno rifiuti ordinari di quanto spesso si immagini.
Che cosa cambierebbe concretamente con questo approccio?Cambierebbe il rapporto tra Comune e cittadini. Un’amministrazione più seria, più trasparente e più capace di programmare significa decisioni più chiare, uso più responsabile delle risorse, maggiore fiducia e più credibilità. Significa anche programmare meglio gli investimenti, dare una direzione più chiara alla città e costruire un futuro amministrativo più solido e più leggibile.
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